BIODINAMICA

La metodologia biodinamica è quella in cui ci si orienta principalmente sulle forze al lavoro all’interno del sistema umano, attraverso la marea media, la marea lunga e la quiete dinamica.

Questa metodologia di lavoro iniziò all’interno della comunità osteopatica, ed era basata sugli ultimi dieci anni di lavoro del dott. Sutherland, quando egli cominciò a descrivere il respiro di vita, la respirazione primaria, la marea fluida, la potenza infallibile, i neutrali profondi, il mare intorno a noi ecc.

Quando questa maniera di orientarsi clinicamente fu integrata al Karuna, fuori dall’ambito osteopatico, Franklyn Sills e i suoi colleghi iniziarono a sviluppare anche un nuovo linguaggio, in rapporto alle loro nuove esperienze cliniche. Franklyn introdusse  nell’ambito craniosacrale il lavoro del dott. Becker, usando i suoi concetti di piano di lavoro intrinseco e dei tre passi di consapevolezza del processo di guarigione. Egli sviluppò anche il concetto di campo di relazione, che indica il campo che si intreccia tra operatore e cliente; portò enfasi sulla negoziazione del contatto da parte dell’operatore, ed inoltre sviluppò la metodologia dei fulcri dell’operatore e la negoziazione di tocco e spazio per rispecchiare una intenzione  di radicamento. Coniò anche il termine di marea di mezzo, che indica il territorio relativamente stabile della potenza dei fluidi, della marea fluida e della motilità dei tessuti e di tutta la comunità cellulare.

Da Franklyn ci arriva anche il termine di stato di tensione bilanciata, per riflettere il secondo dei tre passi del processo di guarigione del dott. Becker, il neutrale sistemico, dove, durante l’approfondirsi del processo di guarigione, l’equilibrio dinamico tra forze universali e forze condizionate, diventa una porta d’accesso sulla marea lunga, sulla quiete dinamica e persino sul respiro di vita stesso. Franklyn sviluppò anche diversi esercizi di percezione che  potessero aiutare gli studenti ad orientarsi  a questi differenti livelli di esperienza.

Tutto ciò è stato ulteriormente sviluppato da altri insegnanti biodinamici, che hanno poi creato il loro stile e linguaggio personale adatto al loro insegnamento. In quest’ottica l’impulso ritmico craniale è sperimentato come un ritmo più superficiale, che si esprime attraverso forze condizionate non risolte e con l’attivazione del sistema nervoso. È come quando si formano le onde sulla superficie delle maree. In questo caso gli still point ( punti fermi o punti di quiete) ed il lavoro sulle risorse, sono chiavi di volta che permettono al sistema di assestarsi e di accedere a quello che Franklyn chiama il cambiamento olistico, verso la respirazione primaria. Tutto ciò viene definito il neutrale del cliente: un assestarsi del sistema, dove una sensazione sentita di totalità ed interezza emerge e porta chiarezza alla marea fluida o marea di mezzo.

Lavorando all’interno di questa marea, agli studenti vengono poi dati strumenti che li aiutano ad accedere a stati di tensione bilanciata più profondi. Il lavoro con la marea lunga e la quiete dinamica è principalmente basato sulla risonanza e sull’approfondimento della quiete dinamica nell’operatore stesso. Formazioni biodinamiche che si orientano a questa metodologia, danno agli studenti un’abilità di ascolto che può apprezzare le differenti fasi del piano di lavoro intrinseco, l’assestarsi del campo di interrelazione non appena si è sviluppata una fiducia reciproca, il cambiamento verso la respirazione primaria, anche chiamato „cambiamento olistico“, l’approfondirsi del neutrale, gli sviluppi di abilità di accrescimento appropriate, ed infine la capacità di rimanere orientati, mentre il lavoro diventa profondo, alla marea lunga ed alla quiete dinamica. Il testare il movimento, ed il dipanare (unwinding) sono tecniche che non si usano più nella biodinamica, non perché non siano valide, ma perchè non risuonano con l’etica del training e con i suoi principi. Il paradigma biodinamico non esiste in opposizione a nessun altra metodologia, la biodinamica è semplicemente quello che è. (di Katherina Ukleja)