IL RITUALE DEL CONTATTO

Doris ritoccato erba 300x167di Rosella Denicolò La via per arrivare al Karuna non è di quelle più comode e dirette. Prima Londra, poi tre ore di treno fino a Newton Abbot, nel Devon, e infine un’altra ora in taxi lungo una strada che diventa sempre più stretta e che attraversa il moore, un’immensa radura di muschi e pascoli, alternata da alberi secolari e antichi siti di rocce conficcate nella terra. Una natura intrisa di acqua e sorgenti. Il Karuna è un vecchio cottage di pietra e grandi finestre di vetro che danno sul giardino. Una casa che respira continuamente con il moore e la natura di fuori. La lezione a cui assisto è dedicata al Rituale del contatto ed è condotta da Franklyn Sills. Non è facile raccontare una seduta tipica di Craniosacrale. Quello che invece è possibile raccontare sono gli aspetti ritualizzati della relazione tra operatore e cliente. Proprio come in una meditazione zen, anche in questa disciplina ci sono modalità, gesti, una postura particolare, modi precisissimi di disporre le mani e di disporre i pensieri. Anche le parole che si utilizzano in una sessione non sono mai casuali, esiste infatti un modo specifico di parlare con il corpo e con la globalità della persona.

“Negli ultimi anni uso l’espressione Rituale del contatto per sottolineare l’importanza della ripetizione e della costanza nell’incontro con un cliente” spiega Franklyn Sills. “In concreto incontro la persona in un modo che si ripete, nella sua forma, ogni volta uguale. Questa costanza crea una ritualizzazione della relazione che permette alla persona di riconoscere, a un livello profondo, un campo di relazione sicuro a cui può affidarsi”.

Si crea, in altre parole, un contesto di fiducia e di prevedibilità, un campo di contenimento (holding field) che dà sicurezza. Scrive Sills nel suo ultimo libro: “Fino a quando non stabiliamo un campo di contenimento sicuro, il lavoro non potrà andare in profondità. Il lavoro rimarrà focalizzato sull’operatore piuttosto che centrato sul cliente. Predisporre questo tipo di campo di contenimento ha una qualità rituale. E un attributo importante del rituale è la costanza”.

Sills ha diviso questa forma ritualizzata in sei passi. In cerchio, nella sala del Karuna dedicata ai seminari, lo osserviamo mentre ce li mostra e ce li spiega, nella dimostrazione che fa con uno dei tutor della formazione nel ruolo cliente. Il primo passo consiste in un raccoglimento in se stessi. Sills è in piedi a lato del lettino, in una posizione che ricorda quella del qi gong: braccia simmetriche appena scostate dal corpo, postura eretta, gambe leggermente flesse. A guardarlo la sensazione che provo è di radicamento e allo stesso tempo di sospensione nello spazio che lo circonda.  Invita il cliente ad assestarsi, a mettersi comodo, a sentire i punti di appoggio e allo stesso tempo rivolge la propria consapevolezza in se stesso. “Questo primo passo dura in genere pochi minuti”, spiega Sills, “un tempo breve ma molto prezioso, in cui l’operatore diventa consapevole di ciò che gli succede internamente. E si chiede: come mi sento in relazione a questo cliente? Prima ancora di incontrare il cliente con il tocco incontriamo noi stessi. Qual è il senso di me stesso proprio in questo momento? C’è qualcosa che mi impedisce di essere pienamente presente nella relazione con questo cliente? A volte basta riconoscere quello che c’è per evitare di proiettarlo nel cliente. Se c’è per esempio una preoccupazione per quello che sta succedendo a un figlio, o un problema irrisolto, lo riconosciamo e lo mettiamo da parte”. Quindi ricorda al cliente disteso sul lettino, le sue risorse. Il secondo passo consiste nello stabilire il proprio radicamento in relazione alla terra. “Se non sei abbastanza stabile, se la relazione con il cliente non è contenuta in modo chiaro, allora la sessione può diventare informe e sradicata”, spiega Sills.  Uno dei punti di riferimento, durante il lavoro di craniosacrale, è la linea mediana, l’asse centrale del corpo. Può corrispondere alla colonna vertebrale o a una linea energetica (come la sushumna dello yoga). L’operatore porta la consapevolezza alla propria linea mediana e alla linea mediana del proprio cliente. Nel terzo passo Sills si muove verso il contatto e sceglie i piedi come posizione di apertura. “Una volta realizzata una condizione di neutralità e di presenza l’operatore si prepara a entrare in contatto con il sistema del cliente”, spiega. “Poi trova le parole più adatte. Per esempio: Sto per fare contatto con i tuoi piedi. Oppure: Entro ora in contatto”. Nel quarto passo le mani fanno contatto e si appoggiano sul dorso dei piedi. “Il contatto sarà leggero, ma chiaro…  né troppo leggero, né troppo pesante. In ogni caso l’operatore stabilisce insieme al cliente il giusto tocco. Può chiedere per esempio: Come senti il contatto? Fammi sapere in ogni momento se lo senti troppo leggero o troppo pesante”. Il quinto passo è la negoziazione dell’attenzione. Se l’attenzione è troppo focalizzata sul cliente, oppure troppo distante, la qualità del contatto non sarà sufficientemente sicura e contenuta. E’ facile invadere il sistema del cliente e non accorgersene. La qualità dell’attenzione può creare una qualità di spazio. Chiede al cliente: Va bene la distanza tra noi due? Hai bisogno di più spazio? Hai bisogno di sentirmi più vicino? Nel sesto passo apriamo lo spazio. “Una volta stabilito il tuo neutrale ti orienti al centro del cuore”, spiega ancora Sills. “Lascia che la mente riposi nel cuore. Lascia scendere la testa, i pensieri… E da lì l’intenzione è di generare un campo di percezione vasto che include il tuo cliente come un tutto. Include il corpo fisico e lo spazio locale che lo circonda a 25-30 centimetri tutto intorno, quello che chiamiamo il corpo fluido. E da questo spazio centrato nel cuore osserva cosa emerge nel campo. Quali comunicazioni emergono. La sfida è di non restringere, di non focalizzare l’attenzione quando una di queste comunicazioni emerge. Lascia che ogni cosa ti arrivi, ricevila e così non rischierai di invadere il sistema del cliente con la tua attenzione.

Per spiegare questo stato recettivo Sills utilizza una analogia: Come quando sei in spiaggia, in un giorno di sole e guardi il mare e ascolti. Le voci dei bambini che giocano, il volo dei gabbiani, l’odore salato del mare, il calore del sole sulla pelle… Non hai bisogno di muoverti per ricevere queste immagini, questi suoni, queste sensazioni. Non hai bisogno di muoverti per sapere che ci sono. Rimani presente e il mondo arriva a te, alla tua coscienza.

Perché è così importante incontrare il cliente da uno stato di presenza?

“Quando l’operatore si orienta al proprio cliente da uno stato di presenza”, risponde Sills, nel sistema del cliente si genera una risonanza profonda. Ed è proprio attraverso la risonanza che il cliente, nel corso del tempo, incomincia ad assestarsi al di sotto degli schemi presenti nel suo sistema mente-corpo. Quando entrambi entrano profondamente in questo stato, la relazione naturale da essere a essere si realizza. Questo permette al cliente di semplicemente essere, e di assestarsi senza più il bisogno di erigere le difese consuete. Da questa fiducia di base può emergere un processo di guarigione”.

In questa ultima risposta di Sills c’è un po’ il cuore del lavoro di Craniosacrale: l’accesso a risorse di salute che sono sempre presenti nel sistema della persona e che sono al di sotto degli schemi di tensione e di difesa che mettiamo in atto per rispondere alle esperienze della vita. (pubblicato su DBN, 2012)