Graham Kennedy e i traumi della nascita
Quali sono gli effetti di uno shock emozionale precoce, o di un trauma vissuto nelle prime fasi della vita? Come queste esperienze ad alta intensità condizionano il nostro modo di essere e di stare nelle relazioni? Graham Kennedy, l’insegnante di Craniosacrale Biodinamica che In Flow ospita per il training sulla nascita, ci parla dei modi in cui il trauma precoce tende a ri-raccontarci quelle esperienze. L’esperienza di uno shock emozionale o traumatico porta sempre con sé degli effetti che possono condizionare il nostro corpo e la nostra psiche. Questo condizionamento causa una ri-petizione inconscia di specifiche dinamiche nella nostra vita quotidiana. Questo processo è conosciuto come ri-petizione o ri-capitolazione traumatica. Possiamo comprendere gli effetti di una ri-capitolazione traumatica è attraverso l’osservazione degli effetti del trauma sul cervello, in particolare su quello dei bambini. Quando viviamo una esperienza intensa, si formano velocemente nuove connessioni sinaptiche che costruiscono una via maestra lungo la quale le informazioni vengono trasmesse. Si viene così a formare una specie di autostrada neurale, che si rafforza quando i livelli degli ormoni dello stress sono alti. Questo riguarda, non solo lo stato fisiologico di quel momento, ma anche lo stato emozionale, come ogni particolare strategia di sopravvivenza che abbiamo usato. Queste autostrade neurali si attivano quando ci ritroviamo in una situazione simile all’evento originale. Per esempio, se durante la nascita, mentre il nascituro sta facendo un’esperienza di pressione intensa, rimane bloccato, potrebbe cominciare a sentire un alto livello di frustrazione e di ansietà. Come risultato di questa esperienza, il suo cervello, che ancora si sta formando, connetterà la totalità di questa situazione in una specie di predisposizione neurale. Questa connessione includerà la posizione del nascituro, la sensazione di intensa pressione, la percezione di essere bloccato, l’ansietà e la frustrazione, insieme al tentativo di voler combattere contro tutto ciò. Se, più tardi nella vita, questo individuo sperimenta qualcuna di queste condizioni, l’autostrada neurale formata a quel tempo si attiverà e l’individuo potrebbe letteralmente venire investito da sensazioni ed emozioni che potrebbero sembrare sproporzionate rispetto la sua situazione attuale. Può succedere allora che la persona si identifichi con questo modo di essere. Si identifica con l’incapacità di reggere lo stress e di andare facilmente in uno stato di ansia e frustrazioneQuesta percezione di se stessi non è del tutto accurata. Queste differenti maniere d’essere sono infatti relazionate a come abbiamo appreso ed imparato, e non a chi noi siamo veramente. La nostra vera natura ha dovuto adattarsi e distorcersi, per poter contenere gli effetti dell’esperienza traumatica vissuta. Gli effetti di queste esperienze influenzano ogni singolo aspetto della nostra personalità: la nostra salute fisica, i nostri stati emozionali, i nostri pensieri, le nostre affermazioni, il nostro comportamento ed il nostro linguaggio. Gli effetti di esperienze traumatiche precoci, vanno ancora oltre, per esempio quando inconsciamente ricreiamo queste dinamiche durante la vita. E questo può accadere in diversi modi. Possiamo, per esempio, attrarre determinate persone o situazioni, quasi come fossimo un magnete per loro. E possiamo anche sentirci attratti da queste stesse persone o situazioni. Inconsciamente possiamo comportarci in un modo che induce gli altri a ripetere le dinamiche del nostro trauma originale. Per esempio: se abbiamo fatto l’esperienza di essere stati rifiutati in un periodo precoce della nostra vita, potremmo agire in un modo che produce lo stesso effetto. Per esempio adottando un comportamento bisognoso o di controllo sugli altri. Potremmo accorgerci che, in seguito a questo comportamento troppo invadente, le persone si stancano di noi, diventano frustrate e come conseguenza tendono a rifiutarci, creando così proprio quella situazione che volevamo evitare. Un numero di strategie di ri-capitolazione sono state codificate da diversi ricercatori. Quelle che seguono sono basate sul lavoro di William Emerson e Karlton Terry, che sono due insegnanti di spicco nel campo della risoluzione del trauma prenatale e della nascita. Ho aggiunto poi un numero di osservazioni personali basate sulla mia ricerca e pratica clinica. Comprendendo queste strategie, e i modi in cui sono al lavoro nelle nostre vite, possiamo iniziare a portare nuova consapevolezza a come abbiamo imparato a „costruire“ il nostro Sé. Questo processo di consapevolezza ci fa accedere a nuove opzioni e a un nuovo modo di rispondere a situazioni simili nel futuro. Ri-capitolazione diretta In una ri-capitolazione diretta, inconsciamente noi attraiamo, o siamo attratti, da specifiche situazioni o persone che ricreano le esatte dinamiche del trauma originale. Per esempio, se siamo stati sopraffatti da una pressione intensa durante la nascita, possiamo direttamente ri-capitolare tutto ciò mettendoci costantemente in relazioni ed in situazioni di lavoro, dove ci sentiamo sotto pressione e quasi sopraffatti. Ri-capitolazione evitante La ri-capitolazione che evita è quando inconsciamente evitiamo le dinamiche specifiche del trauma originale. Per esempio, se abbiamo fatto l’esperienza durante lo sviluppo embrio-fetale, di qualche tossicità chimica, quali fumo, alcool o droghe da parte di nostra madre, o dell’uso di anestetici durante la nascita, potremmo ri-capitolare tutto ciò mantenendo uno stile di vita estremamente „sobrio“. Eviteremo quindi di bere, fumare, e saremo molto attenti al cibo, assicurandoci che sia sano, puro ed organico. Potremmo anche, per esempio, evitare i medicinali allopatici, preferendo in assoluto quelli naturali. Ri-capitolazione aggressiva Questa forma di ri-capitolazione avviene quando ci identifichiamo con le specifiche forze traumatiche e le proiettiamo sugli altri. Questa persona ri-capitola i suoi traumi, diventando un aggressore lui stesso. Un chiaro esempio di questo tipo di ri-capitolazione può essere notato nelle persone che hanno fatto l’esperienza, durante la nascita, di una invasione dei confini. Forse a causa di contrazioni molto intense e/o di interventi esterni, i loro confini personali non sono stati rispettati. Queste stesse persone possono ri-capitolare questa situazione, diventando a loro volta invasivi nelle relazioni con le altre persone. Ri-capitolazione vittimistica Questa ri-capitolazione è opposta alla precedente. In questo caso adoperiamo le dinamiche traumatiche che abbiamo subito, e le facciamo rivivere in maniera tale che ci sentiamo sempre le vittime della situazione. Per esempio, se durante il parto abbiamo fatto l’esperienza dell’essere stati contattati col forcipe, da adulti potremmo ri-capitolare quello che ci è successo allora, sentendoci completamente indifesi a prevenire gli altri da manipolarci, da sopraffarci e controllarci, (sensazioni queste che coloro che hanno subito un parto col forcipe, hanno percepito e descritto). Ci sarà anche qui la probabilità da adulti di attrarre o di essere attratti da persone che ci tratteranno in questa maniera. Identificazione riflessiva In questa situazione ci identifichiamo col credo specifico che il trauma ci ha impresso. Per esempio: abbiamo sperimentato una sensazione di abbandono e ci è rimasta la sensazione che questa sensazione sia sbagliata. Poiché in questo periodo precoce della nostra vita non siamo ancora in grado di differenziare tra „noi“ e quello che ci succede, potremmo iniziare a credere che per essere stati in quella situazione abbiamo dovuto fare qualcosa di sbagliato. Più tardi ciò potrebbe diventare l’inizio di un senso di colpa, e generare la sensazione di fare sempre qualcosa di sbagliato. Riflessione compensatoria Questa forma di ri-capitolazione è l’opposta di quella precedente. In questa situazione, ci identifichiamo con un credo, ma lo compensiamo, comportandoci come se fosse l’opposto. Per esempio, se come risultato di un’esperienza precoce, abbiamo la percezione che abbiamo fallito, potremmo compensare questa sensazione, creandoci il bisogno di avere sempre successo. Questa pulsione inconscia di avere sempre successo continuerà senza calmarsi, e questo finchè la sensazione sottostante di fallimento non venga risolta. Ri-capitolazione vittima-sostenitore Questa strategia di ri-capitolazione fa ricorso ad una proiezione inconscia delle dinamiche traumatiche della persona nella sua sfera sociale. Ci troviamo cioè ad aiutare gli altri a risolvere le stesse dinamiche traumatiche che abbiamo sperimentato. Può succedere, per esempio, che una persona abbia subito un intervento con il forcipe durante la nascita che l’ha sopraffatta fisicamente ed emotivamente. La persona da vittima si trasforma in sostenitore e tenderà, in questo caso, a sostenere lo sviluppo del sé, l’assertività, l’indipendenza di altre persone che mostrano una problematica in questa area. Ri-capitolazione di confronto Questa ultima strategia richiede che le persone ricerchino attivamente e si mettano in situazioni e circostanze tali che ricordino loro il trauma originale. Per esempio una ri-capitolazione di confronto di una situazione in cui siamo stati respinti, potrebbe significare che ci sentiamo costretti a lavorare per influenzare la politica sociale dell’ambiente in cui ci troviamo, riguardo proprio a quelli che sono emarginati e respinti. Conclusione È mia profonda convinzione che possiamo diventare più consapevoli di come noi ci organizziamo intorno alle esperienze che abbiamo fatto precocemente, portando così più chiarezza e comprensione nel nostro lavoro di operatori. Se siamo capaci di incontrare altri individui con un grado d’accuratezza più sviluppato riguardo ai loro processi personali, potremmo riconoscere ed accogliere con maggiore sensibilità e più in profonditá le esperienze fatte dalla loro psiche. (Traduzione a cura di Remo Rostagno, luglio 2010)
