Per capire occorre aver fatto, per fare occorre capire
Non è facile raggiungere l’istituto Karuna nel magnifico parco nazionale del Dartmoor, nella regione del Devon in Inghilterra. Abitando in Germania, durante il periodo della mia formazione in Craniosacrale Biodinamica al Karuna, dovevo volare su Londra, di qui con la metro raggiungere la stazione ferrroviaria di Paddington, nel nord della capitale e riuscire a prendere un treno in direzione…“Lands End“, la fine della terra, (ho spesso pensato alle colonne d’Ercole, che rapprentavano per gli antichi proprio la fine della possibilitá di procedere oltre…).
Attraversando tutta la campagna del Dorset, si arrivava a Torquay sulla costa del Devon e di lì mi dirigevo verso Newton Abbot, una piccola cittadina nell’entroterra, ad una mezz’oretta di treno da Torquay. Li ci si dava appuntamento con altri partecipanti della formazione per prendere insieme un taxi (anche a causa del costo…) ed arrivare, dopo ¾ d’ora di viaggio, al Karuna. Durante questi ultimi ¾ d’ora di viaggio la visione cambiava completamente, fino ad accompagnarci alla scoperta di un paesaggio antico, quasi mitico (in questo senso avrebbe veramente potuto essere l’anticamera del „Lands End“…), che ci ripagava immediatamente della stanchezza accumulata durante tutte quelle ore di viaggio. Colline che si intrecciano una nell’altra, prive di alberi, ma ricoperte da una vegetazione bassa, quasi a macchia con ammassi di pietroni cultici sulle cime, come piccole fortificazioni naturali (l’esplorazione delle quali è diventata una delle passeggiate più belle che io ricordi); e negli avvallamenti una vegetazione quasi fiabesca, alberi antichi, pietre assestate una sull’altra per formare muretti, completamente ricoperti di verde muschio, che si snodano lungo il paesaggio e delimitano il territorio di pascolo per greggi di pecore, branchi di cavalli allo stato brado e mandrie di mucche dal pelo scuro e lungo. Come ho già accennato, trovare la strada per il Karuna non era facile, peró si veniva ricompensati a piene mani, non appena ci si trovava sul territorio. E questo non solo a livello fisico, per la raccolta di informazioni attraverso i sensi che lo stupendo ambito naturale favoriva e stimolava, ma anche a livello introspettivo: ero quasi obbligato a ritrovare una strada anche dentro di me, mentre stavo all’ascolto degli effetti prodotti da quel paesaggio nel mio paesaggio corporeo interno, e riconoscevo „nel mio agire e nel mio pensare quotidiano continui rimandi, sovrapposizioni, stimoli, ritrovamenti e nuovi contributi tra i due ambiti“1: la ricerca della strada, del percorso verso questo luogo, „locus amenus“, e la ricerca di un mio percorso interiore personale. E tutto questo grazie al Karuna ed alle sue risorse umane e naturali. Durante una delle mie numerose passeggiate, dove attingevo a risorse veramente primordiali, non ultima la qualità incredibile della lucentezza dello spazio e del silenzio diafano e cristallino, scoprii un alberello attorcigliato su se stesso, nascosto da due collinette che si intessevano una nell’altra, coprendone la vista alle persone che non lasciavano il sentiero che portava alla collina più elevata. L’albero era accerchiato alla sua base da una pozza d’acqua scura (il terreno è ricco di torba), dando l’impressione che si erigesse come su un’isola. Poco tempo dopo, nella biblioteca dell’istituto trovai una storia che mi colpì molto e che io rimandai alla scoperta dell’alberello/isola, e alle scoperte biodinamiche che stavo facendo al Karuna. È la storia del maestro d’arpa Pen-Ya, come è raccontata da Kakuzo Okakura nel suo libro „Lo Zen e la cerimonia del Tè“. Questo racconto contiene più metafore bellissime e molto importanti per le persone che si avvicinano al training biodinamico: la metafora dell’ascolto e del rispetto del sistema del cliente, e poi della delicatezza dell’approccio, dell’incredibile risorsa che la natura ci può offrire, e del contatto come viaggio artistico di guarigione intorno e dentro di noi. „Al magico tocco della bellezza le corde più segrete del nostro essere si ridestano, ed in risposta noi vibriamo e fremiamo. Lo spirito parla allo spirito. Udiamo l’indicibile, contempliamo l’invisibile…Ricordi da tempo immemorabile dimenticati riaffiorano con nuovi significati.“2 Queste due risorse rimasero con me fino alla fine della formazione e anche ora continuano ad inspirarmi. Proprio ora alle soglie di una nuova avventura di formazione biodinamica craniosacrale, inviterei i futuri partecipanti al training ad usare la possibilità di raggiungere il Kushi-Ling (il centro di meditazione buddista dove si terrà la prossima formazione di „In Flow“) proprio come viaggio alla ricerca di un luogo mitico quasi, dove spazialità e silenzio sono le prerogative necessarie per l’altro viaggio, quello altrettanto profondo ed importante di introspezione interna: per andare in un posto occorre restare in sé, così come l’entrare in sé è favorito dall’andare in un posto. Per capire occorre aver fatto, per fare è necessario aver capito. di Remo Rostagno
