Intervista a Michael Kern
“In molte culture si dice che, se chiamiamo qualcosa con il suo vero nome, allora riusciamo a coglierne l’essenza”. E’ una frase del suo libro Terapia Craniosacrale che mi ha colpita. E mi colpisce anche che in questo approccio, il modo di parlare del corpo, si avvicina più alla poesia che all’anatomia. L’espressione: “Breath of life”, per esempio…
“Breath of life ( Respiro della vita)” è una definizione sviluppata da Sutherland più di cento anni fa per descrivere le forze organizzatrici della vita che sono in noi. Si riferisce alla forza vitale che ci sostiene, ci crea e ci mantiene in vita. Dopo la sua morte molti osteopati americani hanno abbandonato questa espressione. Volevano essere più scientifici e utilizzare un linguaggio adeguato. Poi cosa è successo? Siamo tornati al linguaggio delle origini, perché diventare più scientifici aveva significato, alla fin fine, diventare più meccanici e quindi perdere l’essenza di questo lavoro. Un ritorno che equivale a un allontanarsi dalla scientificità? Oggi la biologia e la fisica parla del corpo umano con gli stessi principi che sottendono il nostro lavoro. “Un campo di energia quantica organizzato intorno a una linea mediana”: è una delle ultime definizioni, espressa dalla biologa molecolare, esperta in nanotecnologie, Dr. Mae Wan Ho. Ho ricevuto di recente una seduta di craniosacrale. L’operatore ha appoggiato con estrema delicatezza le sue mani sui miei piedi. Ho sentito come un’onda che attraversava le gambe e arrivava alle ossa del mio bacino e al sacro e si soffermava proprio dove in quel momento provavo dolore. Ecco la domanda: Cos’è questo che ho sentito? E’ elettricità, una sorta di energia? Un passaggio di informazioni? Fluidi che si stanno muovendo? Mi viene da dire: è tutto questo che lei ha citato. Le cellule e i tessuti del corpo esprimono infatti diversi ritmi molto sottili e il loro bilanciamento è essenziale per la nostra salute. L’approccio della Craniosacrale Biodinamica consiste essenzialmente in questo: ricreare le condizioni perché questi ritmi diventino liberi di esprimersi in un modo equilibrato. Durante la seduta ho sentito anche un movimento fluido. Era come un’esperienza liquida… In effetti l’impulso vitale, il breath of life, è trasportato dai fluidi del corpo. La vita viene dall’acqua, e quando moriamo i fluidi si asciugano rapidamente. Gli organismi del resto sono principalmente acqua: 60-70 per cento è la percentuale di liquido nell’uomo adulto. I nostri fluidi si muovono motivati dalla vita e quando qualcosa si chiude o si restringe si crea uno stato di inerzia. Si creano cioè le condizioni per la nascita di uno squilibrio. Craniosacrale: dal nome sembra che questo approccio riguardi solo le strutture centrali del corpo umano, dalla testa giù lungo la colonna fino al sacro. E’ così? La ricerca di William G. Sutherland, è partita effettivamente dal core del corpo: le ossa del cranio, le membrane della testa e della spina, il sistema nervoso centrale, il fluido cerebrospinale, l’osso sacro. Ma la parola Craniosacrale potrebbe essere fuorviante perché non descrive veramente questo approccio che lavora su tutto il corpo per ripristinare il movimento ritmico in tutti i tessuti. Lavora su tutto il corpo e sulla relazione tra il corpo e la mente. Leggo nel suo libro che l’operatorie di craniosacrale ascolta la salute del corpo. Sì, la salute è il focus. Questo significa che vi focalizzate sulla salute e non sul problema? Non esattamente. L’operatore ascolta i ritmi del corpo, i suoi movimenti sottili. E come sappiamo il movimento è l’espressione della vita. La mancanza di movimento indica che un qualche problema è trattenuto nel corpo. Fondamentalmente l’operatore si connette alla salute e poi nota dove il problema è trattenuto. L’intenzione, nei trattamenti craniosacrali non è di combattere il problema, ma di incrementare l’espressione della salute. E’ un approccio molto diverso rispetto la medicina allopatica dove prendi medicine per combattere. Per esempio… Se metto la mano sotto l’occipite posso avvertire una zona dove la densità è maggiore, e posso stimolare, attraverso diverse tecniche, il ripristino di un movimento ritmico bilanciato. Ho notato che questo approccio non va dall’esterno all’interno. Non fai qualcosa contro qualcos’altro. Il practitioner non manipola la fisiologia del paziente, alla base c’è il riconoscimento che la fisiologia del corpo umano è molto intelligente e ogni cosa che accade al corpo, è sempre per una buona ragione. Quali sono le patologie che rispondono meglio ai trattamenti craniosacrali? Le principali sono asma, dolori della schiena e del collo, trauma della nascita, fatica cronica, depressione, problemi digestivi, problemi emozionali e ormonali, infertilità, insonnia, difficoltà nell’apprendimento, dolori mestruali, sciatica e stress. di rosella denicolò
