Tutte le cose parlano – Abram Davis
La sensazione di essere immersi in un mondo senziente è preservata nelle storie orali e nei canti degli indigeni, che credevano che tutto il mondo fenomenologico possedesse una sua vitalità e avesse una consapevolezza propria, assumendo perciò che tutte le cose avessero la capacità di parlare.
Il linguaggio per le popolazioni di cultura orale, non è un’invenzione umana, ma un regalo dello stesso territorio.La sensazione di essere immersi in un mondo senziente è preservata nelle storie orali e nei canti degli indigeni, che credevano che tutto il mondo fenomenologico possedesse una sua vitalità e avesse una consapevolezza propria, assumendo perciò che tutte le cose avessero la capacità di parlare. Il linguaggio per le popolazioni di cultura orale, non è un’invenzione umana, ma un regalo dello stesso territorio. Non nego di certo che il linguaggio umano abbia una sua unicità, e che da un certo punto di vista la parlata umana abbia poco in comune con i suoni o i segnali di altri animali, o con l’ondeggiante sussurrare del fiume. Vorrei semplicemente ricordare che questa non era la prospettiva di coloro che per primi acquisirono per noi il dono del linguaggio. Il linguaggio umano si è evoluto in un contesto completamente animistico; e questo necessariamente funzionò per molti millenni, non solo come mezzo di comunicazione tra gli umani, ma anche come tramite propiziatorio, di celebrazione, e per conciliare i poteri espressivi del territorio circostante. Il linguaggio umano non prese forma solo come mezzo per accordarsi tra le persone, ma anche tra questi e l’anima del paesaggio (o il paesaggio animato). La convinzione che un dialogo di senso compiuto sia una proprietà esclusivamente umana, era completamente estranea a quelle comunità orali che, per prime, svilupparono le diverse lingue. Negando che gli uccelli e gli altri animali hanno un proprio stile di linguaggio, insistendo che i fiumi non hanno una loro vera voce e che lo stesso terreno è muto, reprimiamo la nostra stessa esperienza. Ci isoliamo dai significati profondi di molte nostre parole, scollegando il nostro linguaggio da ciò che lo supporta e lo sorregge. E poi ci meravigliamo di come spesso siamo incapaci di comunicare persino tra di noi… Abram Davis (traduzione Remo Rostagno)
