Il Portatore di Messaggi

RiflessiIl prossimo 12 febbraio In Flow ospita Joan Davis ad Arco di Trento per un seminario sui pattern primari di movimento. Proprio su questo tema abbiamo tradotto un articolo molto interessante di Kate Tarlow Morgan, che ci racconta come l’abilità di leggere il corpo e il movimento, è entrata nella terapia psicoanalitica e nella terapia somatica.

di Kate Tarlow Morgan, da “Currents” , traduzione di Remo Rostagno Nel 1794, Johan Christian Reil coniò due parole complementari: la prima era “gemeingefuhl” o anche “sensibilità generale” e la seconda era “cenesthesia” intesa come “senso vitale” o come “complesso indifferenziato di sensazioni organiche per mezzo delle quali ciascuno di noi è consapevole del proprio corpo e delle condizioni in cui si trova”.(1) Secondo Joan Christian Reil (2) l’abilità cinestetica del corpo era una delle tre abilità che informano l’anima; le altre due erano le “sensazioni esterne” cioè la percezione del mondo esterno attraverso i sensi, e il “senso interno”, anche chiamato “l’organo dell’anima”, che conteneva le abilità di immaginazione, giudizio e consapevolezza. Dunque insieme alla percezione interna ed esterna già allora si parlava di senso cinestetico o cinestesia. Il dizionario Treccani definisce la cinestesia come “sensazione provocata dal movimento e specialmente dalla contrazione dei muscoli volontari”. Nella seconda metà del novecento gli evoluzionisti, incorporarono nelle loro teorie il principio cinestetico di Reil, chiamandolo “il primo senso corporeo” e, contro la classica dicotomia tra percezione interna ed esterna, o tra corpo e spirito, ritennero che “la vita mentale è determinata da attività sensoriali”. Perciò l’unità dell’io dipendeva sia dalla consapevolezza che dalla fisiologia, e l’inconscio, come era percepito allora, continuava a trovare la sua origine nella vitalità del corpo. Ironicamente, questo punto di vista portò a far sì che la psiche fosse, da quel momento in poi, inclusa nel regno della medicina/fisiologia tradizionale. Dal 1900 in avanti Freud si oppose drasticamente a un simile approccio. Egli affermò, infatti, che mentre la sofferenza psichica/mentale poteva essere espressa attraverso il corpo, questa stessa sofferenza dipendeva solo da un processo psichico. Questo cambio profondo di paradigma ridefinì l’inconscio, assegnandogli il compito di diventare “il custode del linguaggio e il produttore di palinsesti o puzzle, pronti per essere decifrati”.(3) Questo nuovo approccio rimosse la guarigione della psiche dal campo della scienza puramente medica e la pose nel mondo dei simboli e delle metafore. Freud stesso dichiarava che quello che faceva era un’arte e non una scienza. Facendo ciò Freud seguiva un metodo ermeneutico (4), cercando nuove interpretazioni e significati della forza dell’inconscio. Il progetto della psicoanalisi nella prima metà del Ventesimo secolo, interpretò le verità dell’inconscio con i suoi labirintici potenziali come creatività ed inganni. Questo botta e risposta tra prevalenza delle sensazioni fisiche, o prevalenza dei processi psichici, aprì nuovi orizzonti. Benché il corpo fosse ancora visto come un Hermes, come colui che porta i messaggi, e non colui che percepisce, ci fu un numero sempre maggiore di terapeuti interessati a “leggere” il corpo e la sua espressione, all’interno di una situazione psicoterapeutica. Sandor Ferenczi (1916) osservò l’espressione dei movimenti corporei durante una sessione psicoanalitica. Allport (5) e Vernon (1933) studiarono i differenti stili di movimenti umani come un riflesso della loro personalità. Wilhelm Reich (1933) plasmò la sua “analisi di caratteri” basandosi sull’interpretazione dell’io fisico/muscolare, della postura, della camminata e della maniera di respirare. Deutsch, Mahler (1940) e Lowen (1950) si interessarono al movimento corporeo in relazione allo sviluppo ed ai principi psicoanalitici. Warren Lamb6 (1960) con la sua “fusione di postura e gestualità”, osservò i differenti stili di movimento e la loro integrazione con gli stati emozionali. Judith Kestenberg (1970) usò l’Analisi di Movimento labaniana all’interno di un approccio psicoanalitco, per esaminare l’interazione tra madre e bambino durante i primi anni di vita. Parallelamente a queste terapie somatiche di interpretazione del linguaggio corporeo, c’erano gli studi e le teorie sui movimenti di sviluppo infantili. Uno di questi studiosi è Arnold Gesell (1934). Egli descrisse il bambino come un “sistema di azioni in sviluppo”, le cui specifiche sequenze di movimento assicurano di poter accedere all’abilità di agire nel mondo sia cognitivamente che spazialmente. Più tardi Piaget affermò che il fondamento della nostra intelligenza è sostenuto incondizionatamente dalla maniera e dal tipo di sviluppo motorio del bambino.(7) Fu poi D.W.Winnicott, pediatra e psicoanalista, a coniare il termine “good holding/bad holding” (buona capacità di contenimento/cattiva capacità di contenimento). Questa buona o cattiva capacità di contenimento da parte della madre/genitore, verso il bambino, fu il suo sforzo principale nell’educare i genitori all’importanza, da parte del bambino, di sperimentare un processo di sviluppo sano ed integro. Bonnie Bainbridge Cohen, negli ultimi 25 anni, ha fondato il suo lavoro sui movimenti di sviluppo infantile, sull’idea di collegare il movimento con la conoscenza del mondo interno ed esterno. Il suo lavoro arriva alla fine di un secolo pieno di ricerche sullo sviluppo motorio, sulle emozioni e sull’apprendimento. ”Il bambino deve muoversi o agire sul mondo che lo circonda per poterlo conoscere”(8). Bonnie Bainbridge Cohen e altri si sono interessati al fatto che il primo paio di nervi craniali che si ricopre di mielina nel feto è il nervo vestibulo-cocleare, che, tra le altre cose, assiste l’orientamento del corpo nello spazio. Per questa ragione possiamo considerare il movimento come il primo “senso”, inteso proprio come lo intendeva Johan Christian Reil, “gemeingefühl” e “cenesthesia”. Lo sviluppo dei movimenti di base umani include gli Schemi Neurologici di Base (Basic Neurological Patterns,BNP(9), i Riflessi primitivi, le Reazioni di Raddrizzamento e le Risposte d’Equilibrio. Questi schemi e riflessi si susseguono in onde continue che si sovrappongono. Gli schemi precoci assicurano solide basi per gli schemi tardivi e una volta che questi schemi e riflessi si sono radicati, vengono inglobati in abilità di movimento più raffinate e in operazioni fisiche e mentali sempre più complesse. Gli schemi e i riflessi più deboli, o addirittura mancanti, spesso corrispondono a debolezze in abilità motorie o cognitive. Quando però questi schemi e riflessi sono rinforzati e ristimolati attraverso la facilitazione del tocco (hands-on), con il lavoro sugli schemi di sviluppo, le stesse debolezze possono migliorare e invitare un’integrazione più profonda a livello di tutto il sistema umano. Il desiderio fondamentale di muoversi è proprio quello che stimola la crescita e lo sviluppo. Dopotutto è proprio attraverso il puro atto del movimento che il bambino trova il modo di interagire con le persone e con gli oggetti nello spazio. Questo è un imparare di base. E perciò tutto quello che pensiamo e percepiamo è intimamente connesso alla storia dei nostri movimenti/sensazioni fisiche e delle sensazioni cinestetiche corporee. Ogni essere umano porta quindi una firma, che corrisponde all’esperienza che ha fatto nella sua storia di sviluppo. Conoscere i movimenti che caratterizzano lo sviluppo è fondamentale anche in ambito terapeutico, proprio perché attraverso questi movimenti è possibile facilitare una ri-schematizzazione a livello fisico/motorio e una integrazione a livello della psiche. Quando le persone ricevono il tocco, percepiscono qualcosa e ne sono mosse: quando si muovono, si muovono per ricordarlo. Perciò lo scopo ermeneutico dei movimenti di sviluppo precoci è, come nella psicoanalisi, quello di accompagnare il cliente lungo un percorso di interpretazione della propria storia personale. Nel caso della ri-schematizzazione dei movimenti di sviluppo precoci, la nostra storia inizia proprio a livello degli Schemi Neurocellulari di Base (BNP) e dei Riflessi. Ma l’Hermes al lavoro è il messaggio che questi schemi e riflessi consegnano ad ognuno di noi. Kate Tarlow Morgan “Kate Tarlow Morgan è operatrice e insegnante del Body-Mind Centering ® dal 1991. È anche direttore editoriale del giornale somatico del BMCA (Associazione del Body-Mind Centering) “Currents”. 1 Jean Starobinski „The Natural and Literaly History of Bodily Sensation“ e Webster’s Dictionary 2 Johann Christian Reil era un famoso anatomista e uno dei primi psichiatri della metà dell’ottocento: amico di Goethe. È uno dei fondatori della „psicosomatica“. 3 Jean Starobinski „The Natural and Literaly History of Bodily Sensation“ 4 L’ermeneutica è la metodologia dell’interpretazione: dal nome del dio greco Hermes, che era il portatore di messaggi degli dei, ma anche il dio dei ladri (false interpretazioni ed informazioni, quindi inganni…) 5 Gordon Allport è uno die più noti psicologi della psicologia sociale o psicologia dei tratti (tratti comuni e tratti personali) 6 Warren Lamb è stato uno dei primi pionieri nel campo dell’osservazione del comportamento non verbale, diretto allievo di Rudolf von Laban, ebbe come allieve I. Bartnieff e J. Kestenberg 7 La sua ripartizione degli stadi conoscitivi del bambino, intelligenza senso-motoria, esperienze concrete, operazioni formali, nonostante le giuste critiche, specialmente dal suo contemporaneo ricercatore russo Vygotsky, possono ancora ritenersi valide oggi. 8 Eileen Heaney, studentessa del Body-Mind Centering, nella sua tesi finale. 9 Ora ridenominati in schemi neurocellulari di base