E il giardino creò l’uomo

Così immobile, seduto senza far niente/ La primavera arriva, l’erba spunta da sé /  Anonimo cinese

Il principio del non agire vale per la crescita di un fiore, così come per la nascita di un’opera d’arte, o per una sessione di Craniosacrale Biodinamica. “ E allora , a che cosa serve il giardiniere” mi chiederete, “in un giardino siffatto?”

Ebbene, la sua unica funzione è regolare questo moto perpetuo della vita, le sue energie. Come un direttore d’orchestra, dirige la musica segreta del giardino. Come? Strappando le piante infestanti divenute pericolose per le loro vicine; disegnando con la falce sentieri attraverso i prati fioriti; piantando le essenze orticole che si mescoleranno con quelle selvatiche; proteggendo il silenzio e la pace di cui ogni luogo bello ha bisogno Così, giorno dopo giorno, partecipa alla creazione del giardino, al suo eterno nascere. Prima di tutto, però, deve imparare a mettere da parte i suoi attrezzi. Invece di affaccendarsi senza sosta, deve comprendere dove si trova, quali sono le forze che operano nel suo giardino. Talvolta, non far nulla è la scelta migliore. Talvolta bastano un gesto o due della mano, ma al momento giusto. Questo intendevano i saggi taoisti quando predicavano il wu wei, il “non agire”. Non agire significa non cercare di spingersi oltre ciò che sgorga spontaneo, non intraprendere azioni, per quanto ben calcolate, il cui scopo è ottenere più di quanto la vita sta offrendo. L’unica regola del giardinaggio selvatico è dunque la seguente: fate il meno possibile, lasciate alla natura il grosso del lavoro, ritiratevi quando potete dal campo d’azione. E l’unico slogan, se proprio dev’essercene uno: giardinieri, siate pigri! Si, nel mio giardino ideale il giardinaggio è prima di tutto una creazione del cuore e dello sguardo.

Jorn de Précy,  E il giardino creò l’uomo.   (Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri. Ponte alle Grazie).