I TRE RESPIRI
Perché non prendiamo un primo respiro profondo, sentendo l’afflusso di aria fresca attraverso le narici penetrare nel nostro corpo caldo, raggiungere i polmoni, e di li percepiamo come il flusso del sangue, raccogliendo quest’energia ora diventata tiepida, la distribuisce a tutto il resto del nostro corpo fluido. Con questa semplice presa di coscienza del respiro stimoliamo e invitiamo tutti i fluidi del corpo a rilassarsi, a scorrere liberamente, sicuri di poter essere nutriti e di poter trasportare questo nutrimento a tutte le cellule. I fluidi ancora una volta, che assicurano la sopravvivenza di tutti i tessuti ed organi del corpo, con il sangue in prima fila chiaramente. I fluidi peró sostengono schemi di organizzazione ben piú antichi. Nello sviluppo umano la prima fase dopo il concepimento della cellula uovo materna da parte della cellula spermatozoo paterna, é chiamata lo zigote. I fluidi hanno gestito tutta la fase dell’incontro dei due gameti e la fase successiva del concepimento, assicurando un ambiente acquatico e scorrevole, dove lo zigote potrà svilupparsi e prendere la forma dell’embrione. Prendiamo cosí ora un secondo respiro profondo, adoperando ancora la coscienza dei fluidi, per riportarci a quel primo momento della nostra vita umana, momento di incontro e scambio, prima che lo zigote si divida in più e più cellule, diventando a poco a poco quello che siamo ora, un corpo pieno di complessità. E col respiro entriamo in contatto colla coscienza di quel nostro essere unicellulari. Noi siamo ancora oggi l’espressione creativa di quella prima cellula. Adoperiamo la memoria antica dei fluidi per riconnetterci a quel momento e diventare coscienti del sostegno che questo modello ci offre. La creatività, l’integrità e l’unicità di quella prima cellula è ancora dentro di noi, ed ancora in collaborazione con i fluidi del corpo, proprio come allora, fa di ogni singolo momento, una nuova creazione; le cellule si rinnovano, si riproducono e muoiono e facendo ciò, ci mantengono in vita, parte semplice e discreta di un’ininterrotta catena cellulare fluida che dura da milioni e milioni di anni. Incorporiamo allora anche questa consapevolezza ancestrale di appartenenza alla vita cellulare fin dal primo apparire sulla crosta terrestre o nelle acque dei mari. Certezza che ci partecipa di una fantasmagorica spirale di avvenimenti e di trasformazioni, di cui noi siamo un risultato, una forma, tra tante. E persino alla fine di questa forma, quando il corpo cellulare smetterà di respirare e noi moriremo, una trasformazione di energia cambierà il nostro campo di percezione. Come l’onda che nasce dall’acqua del mare e ritorna a dissolversi nella stessa acqua, così il nostro corpo ritornerà a far parte di quell’enorme riserva di energia che non si può creare e non si può distruggere, ma che è continuamente in metamorfosi. Prendiamo allora un terzo respiro, e arrendiamoci all’evidenza che onda ed oceano sono sì differenti, ma non sono separate entità, e proprio come i fluidi, sono espressione multipla di un solo scorrere, fluire; e vediamo se noi onde, dinamiche, forme ben definite, possiamo raggiungere quel posto di quiete dinamica, di vuoto di noi stessi e di totale pace dove questo libero fluire e scorrere sembra fermarsi e creare nuove spazialità, giù nel profondo dell’oceano, all’interno di ogni nostra cellula. Copyfree rostagno remo 2006
