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Orientarsi con la Biodinamica Craniosacrale

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 “Il termine orientarsi in un contesto biodinamico significa mantenere la consapevolezza di un particolare fenomeno, parte anatomica, stato o relazione, in un campo percettivo vasto, ampio. Questo evidenzia l’importante abilità di percepire fenomeni o relazioni attraverso un campo di consapevolezza ampio ed olistico, senza restringere il campo percettivo o l’attenzione” 1.

 Franklyn Sills, il pioniere della Biodinamica Craniosacrale introduce così, all’inizio del suo primo volume sulle abilità fondamentali della Biodinamica Craniosacrale, il concetto di “orientamento” all’interno della disciplina bionaturale della Biodinamica Craniosacrale. In effetti se mi chiedessero quale delle abilità acquisite in questi anni di pratica e di insegnamento della Biodinamica mi caratterizzano di più, questa sarebbe proprio l’ultima a cui vorrei rinunciare, sia nella mia vita di operatore della Biodinamica, sia in quella di essere umano.
 Quando invitiamo la nostra ospite ad accomodarsi nel nostro studio, offrendole una sedia e lasciando che sia lei a decidere dove sedersi, entriamo già in quest’ottica di spazialità accogliente in cui la persona può decidere dove accomodarsi, e dove il mio raggiungerla e sedermi in un posto che m’indicherà lei, non farà altro che aumentare le risorse di campo per la persona che mi ha cercato. Entrambi ci affidiamo ad una qualità spaziale che ci definirà durante il tempo che passeremo insieme, ed in cui l’intimità di contatto e di comunicazione, tipiche della Biodinamica Craniosacrale, avranno “spazio” per permettere alla gioia o alla sofferenza della persona di esprimersi liberamente, sentendo di non essere giudicata, ma semplicemente accolta in maniera amorevole ed  incondizionata.
 “Vasto è la parola che designa per il poeta, nel modo più naturale possibile, l’infinità dello spazio intimo.”2
Ed è proprio a questa intimità e infinità che l’operatore della Biodinamica impara ad affidarsi, testimoniando il dispiegamento di un eventuale processo di auto-guarigione da parte del sistema della persona che sta incontrando.
 Definizioni come “espandere il campo di percezione”, aprire la consapevolezza fino a contenere “lo spazio locale” che contiene entrambi (sia l’operatore che la persona), e poi ancora spostare l’attenzione alla spazialità offerta dalle “pareti della stanza che ci accoglie”, e finalmente abbandonarsi in maniera attiva allo “spazio naturale” che circonda e contiene l’edifico che ci ospita, sono passi percettivi che lo studente in Biodinamica impara gradualmente a gestire durante la Formazione triennale.
 Ad ogni spazialità raggiunta la Biodinamica accosta delle mobilità fluide, ritmiche ed involontarie dei vari tessuti, e dei fluidi del corpo, che sono totalmente integrate le une con le altre, con tutto il corpo e con l’ambiente naturale di cui facciamo parte, sono per così dire in intreccio (entanglement in inglese); i nomi sono marea Fluida e marea Lunga. E a queste fluttuazioni l’operatore si affida affinché svolga il lavoro per lui… “Trust the Tide and get out the way…”Abbi fiducia nelle Maree e poi fai spazio…”. 3
 Questo fare spazio, togliersi di mezzo non è un’attitudine passiva dell’operatore, ma “…è un ritiro per assumere l’altro/a, la posizione dell’altro/a nel campo che gli sto offrendo. Vedere l’altro in questo campo che offro significa acquisirne lo sguardo. Prendere i suoi occhi su di me. E restituire.” 4
 Spostare la mia attenzione da un campo limitato ed intimo ad un campo vasto ed esteso e tenere entrambe queste qualità nella mia consapevolezza significa dare respiro alla mia percezione e risorse alla relazione.
 Proprio ora mentre stai leggendo quest’articolo, sulla pagina di una rivista o sullo schermo di un computer, prova ad ampliare il tuo campo percettivo, recandoti alla finestra più vicina, ed osserva il paesaggio esterno… che cosa noti? Succede qualcosa al tuo respiro? Il tuo stato d’animo cambia? Ritorna poi alla pagina o allo schermo, restringendo di nuovo il campo limitatamente alle parole scritte… che cosa noti? Com’è il tuo stato d’animo? Hai forse un po’ di nostalgia della vastità esterna? 
Ritorna ancora una volta alla finestra e questa volta non indagare con i tuoi occhi il territorio circostante, ma con uno sguardo soffice e periferico, permetti a tutte le informazioni sensoriali del paesaggio di raggiungerti, “acquisisci lo sguardo, prendi su di te gli occhi” 5 di ogni cosa nel tuo paesaggio, partecipa il tutto e restituisci con gratitudine. Ancora una volta, come ti senti in questa posizione di ricevente e partecipante allo stesso tempo? Qual’è il tuo stato d’animo?
 Ritorna ora alla rivista o allo schermo del computer e pur riportando l’attenzione alle parole scritte, mantieni la consapevolezza di entrambe queste visioni, quella miope e quella presbite… Cosa succede nel tuo corpo? Il tuo respiro si assesta? In che tipo di stato psico-fisico ti trovi? 
 Intrecciando il micro ed il macrocosmo, l’intimità dello spazio tra operatore e ricevente e il vasto mondo naturale in cui siamo immersi, riusciamo ad accedere ad una realtà che il professore di psicologia della Salute all’università di Plymouth, Michael E. Hyland descrive come “quantica”…
 “Una parte cruciale della teoria quantica è che la realtà dipende dalla maniera in cui la si osserva. L’operatore della disciplina bionaturale sta aiutando a creare una realtà che è condivisa sia da lui che dal cliente, e questa realtà, che ingloba l’aumento di una connettività non locale tra il cliente e la totalità del contesto nel quale il cliente si trova, ha degli effetti positivi sullo stato di benessere di entrambi“. 6
 In altre parole l’operatore, presumendo che l’entanglement 7, l’intreccio, è di per se guaritore, proprio perché facilita l’auto-organizzazione ed auto-guarigione dell’organismo, cercherà di facilitare il più possibile questo entanglement sia col micro che col macrocosmo. Così facendo permetterà al sistema auto-correttivo del cliente di procedere nel suo lavoro, senza aver bisogno di inviare segnali correttivi al sistema del cliente.
 Il prof. Hylad suggerisce poi che certe caratteristiche personali possono facilitare l’inclinazione all’intreccio tra micro e macro, ed aumentare così le probabilità di un ri-orientamento del sistema di entrambi, operatore e cliente.
 La prima di queste caratteristiche è l’abilità di assorbimento, per esempio quando si guarda un tramonto o una rosa, o uno spettacolo della natura che ci tocca e ci lascia per così dire senza parole, …”prendendo il suo sguardo su di noi”… 8
 La seconda caratteristica è quella che viene associata con l’abilità di provare sentimenti amorevoli, verso noi stessi, verso il nostro cliente e tutto il mondo naturale e universale in cui siamo immersi.
 Tutti noi umani, abbiamo raggiunto quello strato di complessità psico-fisica-spirituale per cui con il semplice fatto di osservarla, di testimoniarla, sveliamo la bellezza dell’universo, le togliamo il velo, e lo facciamo principalmente lasciandoci assorbire da essa, sviluppando in noi l’abilità innata d’intreccio (entanglement proneness) con tutte le sue manifestazioni micro e macroscopiche. Ed il nostro cuore, come organo principale di percezione, ci guida, ci orienta e ci riconnette a questo desiderio originale di bellezza che presiede all’accadere dell’universo stesso, all’avventura stessa della vita.

Remo Rostagno nei boschi del Canavese novembre 2021



1. Franklyn Sills, Le Basi della Biodinamica Craniosacrale
2. Gaston Bachelard, La poetica dello spazio
3. Dott. Rollin E. Becker D.O., La Vita in Movimento
4. L.Z. Operatore biodinamico della scuola In Flow
5. L.Z. Operatore biodinamico della scuola In Flow
6. Michael E. Hyland, Fulcrum magazine 
7. "Entanglement“, termine inglese che in italiano significa intreccio e che, come di fatto, si è deciso di fare in tutti i centri di ricerca del mondo, viene adottato come parola standard
8. L.Z. Operatore biodinamico della scuola In Flow

 

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